In qualità di coach ho potuto aiutare diverse persone a scoprire ed allenare le loro capacità, rivedere le proprie convinzioni e chiarire i valori più importanti, così da poter raggiungere più facilmente i propri obiettivi. Ho incontrato anche persone che “vagano” senza meta, senza strategie e prive di consapevolezza. Persone che non vogliono essere aiutate e che non realizzano quanto “di più” possono ottenere nella vita.

Mi guardo bene da esprimere giudizi, ormai da tempo so che ognuno sceglie quanta “abbondanza” di vita conseguire. Ho solo il rammarico che, se potessero vedere, sentire e provare le emozioni che una vita più ricca concede, forse trovebbero la motivazione per “percorrere il miglio extra”.

Ho comunque trovato alcuni tratti che distinguono l’efficienza con la quale queste persone si tengono lontane dal successo personale:

  1. sono dispersive
  2. si lamentano degli altri
  3. non ascoltano
  4. non chiedono aiuto
  5. sono spesso tese e nervose
  6. pensano soltanto a se stesse

 

Entriamo nel merito di questi tratti, così da imparare ad evitare queste “trappole”:

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1. Sono dispersive

Una caratteristica di chi difficilmente raggiunge i propri obiettivi (sempre che li abbia) è la tendenza ad essere dispersivi. Ogni essere umano è dotato di una certa energia (fisica, mentale, emotiva) esaurita la quale è necessario attendere un periodo di recupero.

La capacità di gestire questa energia nasce proprio dalla consapevolezza che le risorse sono “finite” e che usarle con intelligenza è una “necessità”. Se avete partecipato a un corso di “survival”, o avete fatto esperienza di un percorso “ad ostacoli” vi sarete certamente accorti che ad un certo punto le energie fresche si esauriscono e abbiamo necessità di attingere a forze più profonde. Queste risorse profonde richiedono allenamento.

Le persone dispersive invece tendono a rimanere “sulla superficie”, cioè a consumare le energie senza affrontare fino in fondo, e risolvere, una loro situazione. Facendo così alimentano anche un ciclo distruttivo a livello mentale ed emotivo: avendo letto La Chiave Suprema, come già ho proposto nel mio primo articolo, sapete infatti che “iniziare e non finire conduce inevitabilmente al fallimento”.

La prima strategia che suggerisco, e che nelle mie sessioni di coaching ha sempre ottenuto buoni risultati, è quella di “prendere carta e penna e scrivere”. La dispersione è in primis un eccesso di pensieri trattenuti nella mente. Prendersi il tempo di scriverli è al tempo stesso una valvola di sfogo e una forma di “materializzazione” dei pensieri. Inoltre leggere quello che abbiamo scritto permette di osservare con più attenzione la “linguistica” alla base di quei pensieri.

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2. Si lamentano degli altri

Alzi la mano chi non ha mai incontrato qualcuno che ha l’abitudine di raccontarti per filo e per segno come gli altri l’hanno trattato male. Molte volte questo atteggiamento è il risultato del difetto precedente, unito all’incapacità di assumersi piena responsabilità della propria vita e della propria condizione.

Lamentarsi non solo non è utile, è proprio dannoso “per se e per gli altri”. Genera un clima negativo, induce gli altri a tenerti a distanza e a domandarsi: “se parla male di questa persona con me, cosa dirà di me a qualcun’altro?”.

Infatti l’abitudine di parlar male di qualcuno è un tratto che diventa generalizzato, cioè prima o poi, con la pratica e la ripetizione, si troverà da ridire sul comportamento di chiunque.

L’esercizio che faccio fare a riguardo consiste nel far fare alla persona la lista delle persone che stima. Poi approfondisco con lui/lei le qualità di queste persone, chiedo perché è importante essere dotate di queste qualità e progressivamente lo/la porto a rivalutare le persone di cui prima si lamentava.

La più bella domanda, che ho imparato a farmi spesso e con chiunque, l’ha insegnata Owen Fitzpatrick in uno dei suoi corsi: “Cosa mi piace di questa persona?”.
Ripeterla a se stessi, ricalibra la nostra attenzione e osservazione, e ci induce a cercare più facilmente cosa ci accomuna agli altri, anziché ciò che ci allontana.

PS: trovare qualità negli altri non vuol dire necessariamente che ci debbano piacere o che sia funzionale frequentarli.

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3. Non ascoltano

La capacità di cambiare, migliorare, evolvere è direttamente proporzionale alla capacità di fare propri nuovi input. Esistono persone, di tutte le età (giovani compresi), che pensano – sbagliando – di sapere già tutto.

Con questa convinzione, interpretano qualsiasi suggerimento possiate dar loro, non prima di aver applicato per bene “i loro filtri percettivi e le loro convinzioni”. Rielaborano a proprio favore anche ogni feedback negativo che possono aver ricevuto.

Alla base di questo atteggiamento, nella mia esperienza, ho trovato ci sono due emozioni differenti: paura di mettersi in discussione (strategia difensiva) e desiderio di imporsi (strategia offensiva). Con le persone che non ascoltano per paura di mettersi in discussione è possibile fare un percorso “di apertura” perché imparino ad accogliere sempre più stimoli positivi e capaci di far scoprire nuove risorse e nuovi modi di stare bene. Con le seconde tratto se e quando decido che ne valga davvero la pena.

La capacità di ascoltare è una necessità per adeguare la propria risposta ed ottenere sempre risultati più efficienti ed efficaci. Se ascolto, raccolgo informazioni più dettagliate, mi muovo con più precisione.

Posso suggerirvi, come esercizio regolare, di chiedervi:

  1. quando è stata l’ultima volta che ho ascoltato un pezzo di musica o visto un film/spettacolo di un genere che non mi piace?
  2. quando ho ascoltato una opinione politica, spirituale, professionale diversa dalla mia?
  3. cosa mi viene detto spesso da amici e conoscenti? perché insistono a dirmelo?
  4. chi sono i miei punti di riferimento (opinion leader)? e chi li mette in discussione? con quali argomenti?

 

ascolta

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4. Non chiedono aiuto

Se non chiedi non ottieni, e soprattutto non scopri quanto spesso e facilmente le persone sono disposte a darti una mano. Anche questo atteggiamento è basato su una convinzione “limitante”, cioè che puoi fare tutto da solo. Può anche accadere che qualcuno ottenga risultati con soltanto i propri sforzi, ma si troverà molto facilmente “da solo”. In campo personale e professionale credo molto di più nel valore dei risultati di squadra.

Alla base di questo atteggiamento ci possono essere molti condizionamenti esterni: educazione ricevuta, esperienze negative di lavori in gruppo, convinzioni sulle proprie capacità di lavoro individuale (o incapacità di lavoro in team), volontà di non dover nulla a nessuno, etc.

Un approccio creativo a riguardo consiste nell’osservare come si pongono i bambini più “svegli” verso gli adulti quando vogliono ottenere qualcosa. Mi piace osservare il mio nipotino perché è di eccezionale efficienza, tuttavia vi basta andare in un centro commerciale o dove i bambini trovano qualcosa che vorrebbero per avere un punto di vista privilegiato su queste strategie. 😉

Succede, ad esempio, che i bambini che vogliono qualcosa (e temono di sentirsi dire l’ennesimo NO) prendano l’argomento inizialmente “alla larga”, ottengano delle concessioni su aspetti non immediati, questioni di principio, regole generali per poi applicarle con pochi passaggi al loro vero obiettivo. Oppure semplicemente pongono domande aperte, che non suonano come delle richieste vere e proprie, ma come delle possibilità, delle aperture e su quelle costruiscono i ponti.

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5. Sono spesso tese e nervose

Quello della tensione è un argomento a me molto caro, in quanto l’arte marziale che pratico e insegno – Systema – fa del lavoro sulla tensione e sul rilassamento una delle chiavi più importanti dell’efficacia.

Essere teso e nervoso è uno stato deleterio a tutti i livelli. Nuovamente vi rimando alla lettura dei primi capitoli della Chiave Suprema ed anche al bel libro di Doty (La Bottega di Magia) in quanto spiegano con ottime parole l’importanza di tornare allo stato di rilassamento.

Quello che qui vorrei regalarvi sono le riflessioni del mio maestro di Systema, Vladimir Vasiliev:

A – Aggressive people are often away from richness, they push it away from themselves by the mean of their body and mind tensions.
Le persone aggressive spesso sono lontane dall’abbondanza economica, la respingono con la tensione che ne pervade il corpo e i pensieri.

B – Se si è troppo tesi non si può subito cercare il rilassamento, è invece importante arrivare al completo esaurimento delle proprie risorse fisico-muscolari.

C – Se si è stati esposti a stress emotivi o esperienze di shock, non bisogna stare fermi ma muoversi fino a smaltire attraverso il movimento e la giusta respirazione il carico emotivo (alternando il camminare al correre e al movimento a terra).

Per ridurre le tensioni è utile sviluppare la capacità di auto osservazione del proprio corpo. Sia durante le lezioni di Systema che nelle sessioni di coaching aiuto le persone a fermarsi ed ascoltare i messaggi che continuamente il corpo manda alla mente. In questo modo possono comprendere quanta energia viene dispersa ogni volta che la mente non ascolta il corpo.

Per finire il punto “dolente”

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6. Pensano solo a se stesse

Queste persone nella maggior parte dei casi concentrano la propria attenzione solo su se stessi. Nelle loro vita esistono i propri bisogni e gli altri ne fanno parte nella misura in cui sono in grado di soddisfare le loro necessità. Mancando di apertura verso gli altri, come nei tratti che abbiamo letto sopra, soffrono di “mancanza di immaginazione” che ne impoverisce nel tempo sia la qualità della vita che la capacità di dare e ricevere.

Ancora una volta riporto una frase cardine della Chiave Suprema (Capitolo 4 punti 5 e 6):

Most people allow their thoughts to dwell on selfish purposes, the inevitable result of an infantile mind. When a mind becomes mature, it understands that the germ of defeat is in every selfish thought. The trained mind knows that every transaction must benefit every person who is in any way connected with the transaction, and any attempt to profit by the weakness, ignorance or necessity of another will inevitably operate to his disadvantage.

La maggior parte delle persone permette ai propri pensieri di indugiare su fini egoistici, l’inevitabile RISULTATO DI UNA MENTE INFANTILE. Quando una mente diventa adulta, comprende che ogni pensiero egoistico ha già in sé il germe della sconfitta. La mente allenata sa che ogni scambio deve portare beneficio a chiunque ne faccia parte, e che inevitabilmente ogni tentativo di approfittarsi della debolezza, dell’ignoranza o dello stato di bisogno del prossimo le si ritorcerà contro.

Le prime due risorse per evitare di cadere in questo atteggiamento sono la gratitudine e l’osservazione. Essere grati ci fa aprire alla ricchezza che viene da fuori, l’osservazione ci guida a capire che il nostro mondo è più grande del nostro piccolo io.

Vi siete riconosciuti in alcuni di questi tratti? Avete voglia di sperimentare una vita più soddisfacente e ricca? Volete raggiungere più facilmente i vostri obiettivi? Contattatemi qui.

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