Uno dei miei strumenti preferiti in ambito coaching è l’uso di metafora – in particolare “raccontare storie”. Le storie sono elementi potenti nel trasmettere messaggi all’inconscio perché creano un senso di possibilità. Richiedono maestria quando vengono usate in ambito business perché, troppo spesso, le persone a cui ti rivolgi si concentrano piuttosto su elementi “apparentemente” oggettivi e tecnici – problemi organizzativi, finanziari e di risultati – e non abbastanza su ciò che ispira le azioni e  orienta i comportamenti delle persone coinvolte.

In ambito di life coaching o anche di performance coaching, si dimostra uno potente alleato. Aiuta ad ancorare lo stato emotivo, a lavorare ai livelli logici più alti, senza toccare immediatamente il problema contingente restituiscono respiro e prospettiva alla situazione che va risolta.

Si fanno apprezzare soprattutto quando si parte da situazioni parzialmente compromesse sul piano delle relazioni o degli stati emotivi.

Se vuoi fare esercizio, oppure sfruttare questo strumento per comunicare efficacemente a persone cui non puoi parlare direttamente ricordati di:

Chiarire bene qual’è il messaggio che la metafora deve esprimere: Al centro di ogni storia vi è una o più “morali” o “messaggi profondi”.  Scegli a quale livello logico vuoi ottenere un cambiamento (se sull’ambiente, le capacità, le convinzioni/valori, l’identità o lo spirito). E scegli bene le caratteristiche dei personaggi (mi raccomando, voler strafare di solito porta ai risultati opposti a quelli voluti).

Metti in gioco tutti i sensi e sii creativo: alla base di una metafora c’è un elemento comune con la situazione che vuoi “curare”. Usa al meglio il linguaggio e le submodalità che il tuo interlocutore predilige. Lascia spazio a termini sufficientemente vaghi da lasciar riempire la scena con il SUO immaginario (e non il TUO).

Concedi alla metafora di avere più significati, ma mai divergenti: più concetti coordinati e diretti allo stesso risultato ma da direzioni diverse ottengono risultati migliori. Vale il principio, sempre avere un piano (messaggio) B (o C o D … le lettere dell’alfabeto non ti mancano di certo) nel caso che l’A fallisse.

Divertiti come un bambino in un parco giochi: passa da un gioco all’altro secondo i tuoi gusti e sii coraggioso! L’emozione e il sorriso ti accompagneranno!

 

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